La Grande Guerra + 100 – narrare la storia oggi

Più di due anni fa il centenario della Grande Guerra era qualcosa di lontano. E io non avrei mai e poi mai creduto che mi sarei occupata di raccontare la storia. Eppure è successo.

Oggi assieme a un gran bel gruppo di persone, ci occupiamo proprio di questo: narrare vicende accadute cento anni fa. Mese per mese. Perché la temporalità nella storia non si può dimenticare. Siamo partiti in realtà da un’idea completamente diversa, ma alla fine siamo giunti al ‘calendario‘. Non quotidiano – in fin dei conti siamo una piccola redazione e tutti ci occupiamo anche di altro – ma mensile.

Ogni 30 giorni circa esce una nuova puntata. Questa si compone di una serie di elementi.

Innanzitutto un testo che racconta quanto accaduto esattamente cento anni fa durante il primo conflitto mondiale. Ad esempio, nella prima puntata abbiamo parlato della corsa agli armamenti. Sono testi leggeri, rapidi, digitali, pensati soprattutto per i ragazzi, ma non solo.

Ad accompagnare il testo, una selezione di fotografie, alcune inedite, alcune da collezioni private. Arricchiscono e approfondiscono il tema principale della puntata, come la galleria di agosto 1914. In quel mese le truppe tedesche attaccarono e occuparono il Belgio, regione neutrale. Nella galleria le propagande alleate e degli imperi centrali che narrano diversamente il comportamento dei tedeschi nei confronti dei civili.

Ci sono poi le affascinanti tavole del nostro artista. Con lui e i suoi collage si va alla scoperta delle curiosità, dei personaggi, della scienza e della tecnica.

Non possono mancare le voci e i ritratti di chi la Grande Guerra la vissuta – direttamente o indirettamente. Le Biografie e le Testimonianze offrono un ulteriore approfondimento del tema centrale.

Negli ultimi mesi, poi, si sono aggiunti i bellissimi e suggestivi panorami navigabili. Alla scoperta di come oggi sono cambiati i paesaggi di guerra.

E poi, ovviamente, non potevano mancare le infografiche. Relaizzare queste 50 immagini è davvero entusiasmante e stimolante. Mi sono trovata a confrontarmi con cifre alle volte sorprendenti. Innanzitutto trovare questi numeri non è proprio semplicissimo. Le fonti sono spesso differenti, i dati parziali o difficilmente confrontabili – mi è capitato ad esempio di dover confrontare Marchi, Sterline e Lire dell’epoca… non facile trovare i tassi di cambio.

Ogni mese, quindi, una nuova infografica.

Siccome sono in ritardo di oltre un anno, ecco gli arretrati.

Stay tuned per le prossime uscite!

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Veronica Mars Movie – ovvero perché Rob Thomas è un genio

Veronica Mars movie poster

“Recensione” assolutamente (s)oggettiva del film

Ho aspettato questo momento per sette anni (con almeno altre 91 mila persone in tutto il mondo). Eppure, vi stupirò, ho visto il film solo una volta. Una singola volta.
Questo comportamento mi ha colta di sorpresa. Insomma, da sette anni vedo e rivedo la serie a ciclo continuo. Perché con il film stavo reagendo in maniera così diversa?
All’inizio ho scambiato la mia poca voglia di rivedere il film con insoddisfazione. Allora ho riflettuto su questa opzione e l’ho scartata. Il film mi ha lasciata pienamente soddisfatta. Non avrei voluto nulla di più, né nulla di meno. Poi ho capito: da brava Neptune-addicted avevo bisogno di far scemare l’effetto della dose precedente prima di volerne ancora. Vi informo che 10 giorni dopo aver visto il film, non mi sento ancora pronta per il re-watch.
Insomma, sono una backer, una fan, una “dipendente” pienamente soddisfatta, che vuole solo evitare l’overdose. E tutto ciò grazie a Rob Thomas. Rob Thomas è un genio.

Certo è un’affermazione di tutto rispetto, anche se sono convinta che molte delle persone che hanno lavorato con lui la sottoscriverebbero in pieno. E in questa recensione (che parolone) a puntate, vorrei spiegare a tutti voi perché.

Attenzione: se non avete visto il film, fermatevi qui. Spoiler alert!

Bene, dove eravamo rimasti?
Ah si, alla mia affermazione sulla genialità di Rob Thomas, padre di Veronica Mars e del suo mondo. Vi dirò di più: Rob Thomas è un genio su più livelli!

1. Veronica Mars – il film è stato finanziato dai fan. Dopo sette anni dalla cancellazione della serie, sette anni in cui il mondo della serialità ha regalato ai telefilm-addicted alcune perle che avrebbero potuto tranquillamente farci dimenticare la minuta detective e il suo universo. Eppure non è stato così: non solo non abbiamo dimenticato Neptune e i suoi abitanti, ma addirittura abbiamo lottato per far sì che l’ingiusta cancellazione ad opera della WB venisse revocata. I fan più accaniti hanno spedito barrette di cioccolato, mail imploranti, minatorie, hanno continuato ad animare il web con commenti, immagini, gif nostalgiche.
Perché è accaduto tutto ciò? Perché Rob (e Kristen con lui) non ha mai mollato la presa, girando un episodio pilota per la quarta stagione, raccontandoci una Veronica matura e adulta, coraggioso agente dell’FBI. E così Rob ha alimentato il nostro subconscio, facendoci immaginare per tutti questi anni che Veronica sarebbe potuta crescere, diventare adulta e offrirci ancora molti momenti assieme. La carta dell’agente FBI del futuro ci ha permesso di focalizzare Veronica in un futuro non troppo preciso, né troppo vicino. Per questo a sette anni di distanza nessuno ha storto il naso: ci immaginavamo tutti come sarebbe potuto essere.
Penso che se la quarta stagione mai realizzata ci fosse stata presentata con Veronica al college – non offrendici mai un’immagine matura della nostra detective preferita – noi fan non avremmo potuto continuare a volere Veronica, e soprattutto non avremmo potuto accettare così facilmente un film sette anni dopo. Rob è stato davvero lungimirante, e nei sette anni che ci separano dall’addio della serie, ha sempre tenuto alta l’attenzione sulla sua creatura, tanto che dopo anni e anni, alla sua chiamata abbiamo risposto in massa.

2. Il film è riuscito a realizzare tre scopi difficili da coniugare. Ma andiamo con ordine.

Il film e il difficile rapporto con i fan… insomma, chi di voi non ha temuto nemmeno per un secondo che il film deludesse le sue aspettative? Siate sinceri!
E invece Rob, gli autori e gli attori sono riusciti a regalarci un bellissimo film, omaggio agli appassionati, ai fan, ai nostalgici. A chi da sette anni ripete le battute della serie, dopo averla vista e rivista un numero non ben definito di volte.
Beh, partiamo dal fattore più oggettivo: i personaggi che ci hanno emozionato così tanto ci sono (quasi) tutti. Il primo che incontriamo, esclusa la protagonista (senza la quale il film non si sarebbe mai potuto fare), è Stosh “Piz” Piznarsky. Il bravo ragazzo che nella terza stagione diventa il nuovo ragazzo di Veronica. Diciamocelo, in un telefilm così noir, una figura tanto ingenua e naif può suscitare affetto e tenerezza, ma non potrà mai essere l’uomo giusto per Veronica. Eppure, nove anni dopo, Rob ci presenta una Veronica in versione quasi avvocato di New York, che sta con il bravo ragazzo di sempre.

Capelli lisci, ordinata, severa. Veronica Mars a NY

Ma la cosa non può funzionare, lo sappiamo tutti, e non solo perché abbiamo visto il trailer e siamo LoVe shippers. Lo capiamo nel momento in cui (terza scena del film) Veronica alza gli occhi verso la televisione che trasmette un notiziario, ed eccolo tornare prorompente come sempre. Logan Echolls, l’ex “obligatory psychotik jackass”, l’ex nemico giurato – amico – fidanzato – nemico – fidanzato – amico – fidanzato – “sei fuori dalla mia vita per sempre” della nostra protagonista. Bastano poche parole “Veronica, I need your help” e il gioco è fatto. Pochi fotogrammi dopo, Veronica atterra all’aeroporto di Neptune, e Logan in divisa bianca della marina militare le va incontro con il solito sorriso sornione. Ecco, questa (oltre ovviamente alla scoperta del colpevole) è la scelta del film che più mi ha stupita, e forse quella che mi convince meno. Ma Rob ha argomentato molto bene questa decisione: la redenzione di Logan, il passaggio dal ragazzino disturbato che distruggeva i fari della macchina di Veronica, doveva arrivare a compimento. Quale migliore modo che non diventare un uomo al servizio della propria nazione?

“You should only wear this”

Eccessivo? Forse, eppure, è una scelta stilistica che posso tranquillamente accettare.

Il personaggio che fa la sua comparsa nella sequenza successiva è il meraviglioso padre di Veronica, Keith Mars. Il padre perfetto, che nonostante gli anni passino, ritiene che la sua bambina abbia otto anni, e debba essere protetta. In questo caso, protetta da sé stessa. Per tutto il film, il saggio investigatore (il cui doppiatore è stato tristemente cambiato nella versione italiana, con mio profondo rammarico) cerca di allontanare Veronica dalla cittadina californiana e dall’evidente e crescente desiderio di tornare a fare l’investigatore che guida la nostra protagonista verso un graduale allontanamento da New York, dalla professione di avvocato, da Piz. E così, uno dopo l’altro appaiono sullo schermo: Wallace, Mac, Gia, Corny, Leo, Saks, il preside Clemmons, Madison… tutti fanno l’inchino al pubblico e lo salutano raccogliendo l’applauso. Non è facile sopportare la velocità di queste comparaste, ma del resto Rob aveva a disposizione solo 107 minuti. E doveva sviluppare anche un caso!

Il cast fotografato da EW

Personalmente ho sperato fino all’ultimo momento che comparisse Duncan. Non perché io adori quel personaggio, ma perché è una delle travi portanti della serie! Però, c’est la vie!

Il secondo scopo raggiunto è quello di entusiasmare. Certo, il caso di fronte a cui si trova Veronica non è degno di un giallista nordico, né il modo in cui lo risolve mostra particolare acume e genialità. Eppure la sensazione che lascia in bocca non è quella di “banalità”, bensì di ritorno alle vecchie abitudini. In fin dei conti, Veronica Mars non è Olivia Dunham e Neptune in fin dei conti è solo una cittadina di provincia. Il caso è costruito bene (eccezione fatta forse per il “colpevole maximo” che è un perfetto sconosciuto… non poteva essere stato Corny, per quanto io lo adori), e c’è la giusta dose di souspance e di azione.
I diversi livelli sono ben intrecciati, e le trame sono costruite rispettando un perfetto equilibrio. Il caso, il ritorno, l’addio… tutto combacia! Peccato che comunque alcune questioni in sospeso causa cancellazione siano rimaste tali. Ma mica potevamo avere tutto, no.
Però alcuni di questi punti vengono certamente chiusi grazie al film, che riesce nel suo obiettivo dichiarato: mettere la parola fine. Ora sappiamo che Keith ha perso le elezioni, e che ha visto la sua reputazione definitivamente distrutta. Veronica, dopo un anno alla Hearst, ha abbandonato il nido, fuggendo il più lontano possibile. I suoi amici sono rimasti a Neptune, e sono andati avanti nelle loro vite. Logan ha deciso infine di redimersi. E infine, la vita amorosa di Veronica. Se anche all’inizio del film Veronica sta con Piz, i due si sono incontrati a New York dopo anni. Grazie! Finalmente sappiamo cosa è successo dopo quella triste giornata di pioggia!

Eppure Rob Thomas ha osato di più. Perché ha riaperto i giochi: per quanto il film abbia effettivamente una fine, si aprono un sacco di porte. Veronica torna in una Neptune più sordida e corrotta di prima. Lei e Logan si tuffano in una relazione a distanza. Mac ha tutta l’aria di lavorare alla Mars Investigations… e a pochi giorni dal lancio del film, già in molti parlano di un possibile sequel! Perché no!

3. E da questa osservazione vorrei lanciarmi nell’ultimo punto che vorrei analizzare. Rob Thomas è un genio, un vero pusher, perché per sette anni ci ha fatto sperare nel ritorno di Veronica Mars. Ora abbiamo avuto la nostra dose. E lui che fa? Ce ne promette ancora. Ci racconta di un libro (che da brava Neptune-addicted ho già ordinato; voi che aspettate?) che ripartirà da dove il film ci ha lasciati. Ci promette una web-series con quel pazzo di Ryan Hansen. Divaga sui possibili film che seguiranno questo primo episodio. Continua a parlare del progetto, rilasciando interviste, narrazioni, video.

E noi, come possiamo rinunciare alla nostra dose?
Io no di certo! E sono disposta ad aspettare.

“Cosa sono per noi 7 anni, Veronica?”

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5 serie Tv che ho abbandonato e perché

O più in generale, perché non tutte le serie riescono con il buco.

Diciamoci la verita: in quanto telefilm dipendenti – possibilmente in lingua originale – abbiamo sperimentato grandi e travolgenti passioni. Non tutte però hanno portato a una love story a lungo termine, anzi, spesso e volentieri siamo rimasti delusi o annoiati da una serie, al punto da dimenticarci della sua esistenza. E quando si cominciano a saltare gli episodi con la scusa che “tanto lo vedo la prossima settimana”, il destino della serie in questione è ormai segnato.

Ma perché dalla fase di dipendenza maniacale si arriva all’oblio? Ve lo siete mai chiesto?

Beh, personalmente ho individuato 5 motivi, collegati irrimediabilmente a serie delle quali, dopo un primo momento di profonda infatuazione, oggi a malapena ricordo i nomi dei personaggi.

1) Bones, o come ti spengo il sex appeal. (In corso, abbandonata all’episodio 7×01).
Bones è una di quelle serie nelle quali mi sono imbattuta per puro caso; le prime stagioni le ho letteralmente divorate. I personaggi erano simpatici e ben delineati, i casi del giorno non (sempre) banali. E poi loro, Brennan e Booth. Lui appesantito dagli anni ma forse più affascinante del banale Angel. Lei una fuori di zucca iper razionale. La scena del bacio sotto il vischio… beh davvero carina, quasi naif. Ecco perché Bones funzionava: perché i due protagonisti ci facevano ricordare i nostri amori del liceo, tra tensione, voglia e imbranataggine.
Ed è per questo che, quando Brennan e Booth si mettono insieme, la fascinazione per il telefilm scema inesorabilmente. Gli attori non reggono più lo schermo, i casi diventano improvvisamente noiosi, le puntate tutte uguali, i personaggi secondari poco profondi (per non parlare dei protagonisti, troppo intenti a recitare la parte dei piccioncini per essere minimamente attraenti). Insomma, con l’antropologa forense e il detective che fanno sesso, Bones ha perso tutto il suo sex appeal.

2) Grey’s Anatomy, o, quando è troppo è troppo. (In corso, abbandonato alla 6×10)
Le prime cinque stagioni di Grey’s Anatomy sono belle, entusiasmanti, coinvolgenti. Le ho viste e riviste numerose volte. Mi sono innamorata a turno dei diversi personaggi, guidata dalla follia di Shonda e dalla capacità degli attori di cambiare costantemente, pur rimanendo sempre gli stessi. Eppure qualcosa in me si è rotto quando il tornado di amore e odio caratteristico di questo telefilm si è fatto per me insopportabile. Ed è accaduto nel momento in cui, durante il funerale di George, coloro i quali avevano condiviso con lui i corridoi del Seattle Grace (e non solo quelli) se la ridono di gusto. No, no, no e ancora no. Mi dispiace.
Forse sarei potuta restare, ma Meredith e i suoi patemi, Cristina e il suo egoismo, Alex e le sue storie da una botta e via, congiunte con l’inserimento di nuovi e inutili personaggi mi hanno fatta abbandonare. Troppa tensione, troppi rimbalzi, troppi alti e bassi. E soprattutto troppi cliffhanger a fine stagione. Il trucco lo puoi usare una volta, al massimo due. Ma non metodicamente a ogni last episode. Ogni tanto, gli spettatori, vorrebbero vedere il personaggio con cui hanno empatizzato dirigersi con il sorriso sulla faccia verso il suo, seppur momentaneo, happy ending.

3) Dexter, perché non solo le storie d’amore hanno importanza (conclusa, abbandonata alla 4×12).
Perché non mi si tacci di essere una che guarda solo serie da femminuccia (cosa peraltro legittima dato che sono una donna), a questo punto mettiamo in pausa telefilm ricchi di sottotrame amorose, e buttiamoci sul sanguinolento serial killer dal cuore buono. Dexter Morgan combatte costantemente la sua duplice natura. Non riesce ad accettarla nella prima stagione, e si divincola dall’una e dall’altra metà del suo io, alternativamente. Il processo si ripete nella seconda e nella terza e nella quarta. Cambia solo il villain di turno, che più che un villain è un antagonista-grillo parlante che costringe lo scienziato serial-killer a prendere una posizione.
Lo schema funziona una volta, due, ma alla terza stufa. E l’insicurezza che permea Dexter e le sue azioni arriva alla ripetitività: il protagonista non cresce mai. L’eterno ritorno dell’identico può avere fascino in filosofia, ma non è un concetto funzionale al mondo della tv seriale.

4) Pretty Little Liars: quando il trash (e il caos) hanno un limite. (In corso, abbandonata alla fine della seconda stagione).
Che fosse un guilty pleasure l’avevo accettato: gettarmi per 40 minuti alla settimana nella follia più pura poteva essere divertente. Per un pò. Ma poi la trama ha cominciato a farsi troppo complessa, al punto che, terminata la puntata con l’ennesimo cliffhanger fuori contesto, mi domandavo dove andassero a parare gli autori. Perché, diciamocelo, Pretty Little Liars va ben oltre il Guilty pleasure, è follia allo stato puro. (Del resto, outfit di questo genere non sono certo una premessa entusiasmante).

5) Glee: se abbandoni la tua natura perdi anche l’audience (in corso, abbandonata alla 4x… non me lo ricordo nemmeno, e nemmeno mi ricordo cosa è successo)
Quando l’ho visto per la prima volta ho pensato che fosse tutto uno scherzo: possibile ambientare una serie nel club di canto di un liceo in Ohio? Sì, e a quanto pare anche con un certo successo. Finché la serie smette di essere ambientata nel club di canto di un liceo in Ohio. Allora perde completamente la sua natura. E il suo pubblico.
Perchè diciamocelo, Lea Michele sarà anche brava a cantare, ma guardavamo Glee perché siamo tutti degli ex perdenti liceali, con una gran voglia di rivincita. Mica delle star di Broadway!

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Concorso Viva la Montagna

E’ stato posposto il termine del concorso promosso dalla fondazione <ahref e dall’Accademia della Montagna del Trentino.

Avete tempo fino al 28 febbraio per raccontare la vostra montagna. 9 i premi in palio, oltre alla possibilità di fare vedere il proprio lavoro!

Non mancate!

by Elisa Corni

poster della manifestazione

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We are the champions

Vi ricordate cosa è successo quest’estate? Come ogni quattro anni il mondo dello sport è stato scosso dall’evento sportivo per eccellenza: le olimpiadi! (spero che nessun calcio-dipendente si offenda se non ho preso in considerazione il derby…)

Io sono una grande appassionata di olimpiadi, e grazie al sito della rai ho potuto seguire gli eventi più importanti in ogni momento della giornata.

Queste olimpiadi sono state a dir poco spettacolari. L’inaugurazione, un vero e proprio schiaffo alla crisi. Forse avrebbero potuto contenere i costi e lo sfarzo eccessivo, però bisogna ammettere che è stata piacevole, forse solo un pò lunga.

Queste sono certamente state le olimpiadi dello scandalo. Urlato, gridato scritto. Gli eventi di seguito riportati non sono in ordine cronologico, né in ordine di importanza/gravità.
Non pensavo però che il doping potesse essere il vero protagonista di questi giochi. Parlo del caso Schwatzer… e noi che riponevamo tutte le nostre speranze nel giovane e “pulito” altoatesino per portarci a casa almeno una medaglia nell’atletica. Ma il biondino ha deciso di fregarci. E di fregarsi. E se ne è tornato tra i monti dell’Alto Adige a bocca asciutta. Per fortuna che c’è Carolina.

Ma di doping s’ammalano tutti, almeno così sembrerebbe. Esiste infatti quel doping che non si vede, non si sente, un pò come l’acqua. I sospetti si sono concentrati sulla giovanissima e bravissima campionessa cinese, che, a quanto pare, nuota più veloce di Phelps e Lochte, entrambi plurimedagliati anche a queste olimpiadi.

Ma sono state olimpiadi di rivincite e partecipazioni inattese. Ed emozionanti. Il Suda Africa ha vinto la partita dei coraggiosi. Né l’uno né l’altra erano i portabandiera, ma sia Caster Semenya, sia Oscar Pistorius (tra i dodici uomini più sexi del 2012) erano presenti e hanno gareggiato. Non hanno vinto, ma penso che già poter correre su quella pista fosse per entrambi una grande rivincita.

Ma ora veniamo a noi, piccolo staterello affacciato sul Mar Mediterraneo. Non potevamo certo competere con i grandi colossi (Cina, Russia e USA che come al solito si sono litigati i gradini più alti della classifica finale), ma abbiamo avuto i nostri successi. Soprattutto negli sport di squadra. E non tra i più attesi. Oltre a Schwatzer, anche la piscina ci ha delusi. Siamo lontani dagli incredibili successi dei mondiali di Roma e alle Olimpiadi di Pechino. Si Federica Pellegrini, sto proprio parlando di te. Cagnotto e Dallpè non pervenute… peccato, hanno sfiorato per due volte il podio.

Grazie invece alle nostre ragazze della Scherma, ai tiratori, ai pallavolisti, a tutti quelli che c’hanno provato. Che erano lì. Che ci hanno fatto rimontare di due posizioni rispetto all’ultima olimpiade. Perché anche se piccolini, non siamo proprio così scarsi!

E grazie alle Paralimpiadi. La Rai, oltre alla BBC, è stato l’unico canale al mondo a coprire così tanto gli veenti di queste gare. Belle, emozionanti, anche più di quelle che fino alla settimana prima hanno incuriosito e attirato molta più gente.

Detto questo, i iei lavori non sono sicuramente al livello del Guardian, però prima dell’inizio delle Olimpiadi avevo realizzato una piccola infografica su Italia, sport e Olimpiadi.

 

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Once upon a time

Sembra passata una vita.

Ops, di fatto lo è.

Negli ultimi mesi sono stata un pò impegnata e non sono più comparsa su queste pagine.

Non perché non avessi nulla da dire, ma perché ho fatto tanto.

A presto nuovi aggiornamenti!

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Infografica numero 4

Questa volta parliamo degli orsi che popolano le montagne della mia provincia.

Intervista a Claudio Groff del Servizio Forestale Provinciale.

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